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La Piramide Alimentare.

Nel 1991 il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti elaborò una piramide alimentare che poi si si rivelò errata.

Vediamo perché:


Piramide AlimentareInnanzitutto tale piramine, prevede l’assunzione quotidiana di dosi abbondandi di carboidrati complessi derivanti da riso, pasta e patate. Sono previsti altri cereali raffinati.
Ricordiamo che tali alimenti sono ad alto indice glicemico e come tali innescano picchi insulinici con le immaginabili conseguenze.

I nutrizionisti sono concordi nell’affermare che l’errore intrinseco derivante da tale piramide alimentare deriva proprio dall’assunzione dei suddetti alimenti.

Un secondo errore della piramide proposta è relativo all’assunzione di grassi. Nello specifico, essi sono sconsigliati in toto, quando invece è ben nota l’esistenza di una classe di acidi grassi benefica per il nostro organismo. Stiamo parlando degli omega 3, i famosi acidi grassi polinsaturi, per non tralasciare gli acidi grassi dell’olio extravergine di oliva. Importanti anche i grassi dei semi oleosi, come i semi di lino, etc.

Sazietà e fame.


I regolatori della sazietà sono mediatori chimici, quali la leptina, l’insulina, la colecistochinina. Di contro esistono altri mediatori che svolgono il ruolo di segnalatore della fame, come la GHrelina. Il senso di sazietà è altresì controllato da segnali di tipo “meccanico” che informano il cervello. Questi segnali resgistrano ad esempio la distensione dei visceri e dello stomaco (da cui la loro “meccanicità”).

Esiste dunque un equilibrio dinamico tra fame e sazietà, garantito da una serie di processi biochimici, che possono essere “starati” a causa di una dieta ricca di cibi ad alto indice glicemico. Conseguentemente si avrà un notevole rilascio di insulina, determinando aumento di peso.

Premesso ciò, un qualunque regime dietetico deve essere finalizzato non alla perdita di peso, bensì alla normalizzazione di una serie di parametri ematochimici, quali l’insulinemia, l’emoglobina glicata, i livelli di colesterolo HDL/LDL, etc. La riduzione del peso corporeo sarà una ricaduta positiva della suddetta normalizzazione. Incidentalmente, tali parametri ematochimici sono quasi sempre alterati in presenza di obesità, sovrappeso e della Sindrome Metabolica.

Per concludere, occorre pazienza e forza di volontà. La pazienza, in quanto i risultati verranno raggiunti nel tempo (stiamo parlando di mesi e non di settimane). La forza di volontà, poiché viviamo in un tipo di società che spinge i singoli individui a trasformarsi in autentiche pattumiere

Il principio dell’indice glicemico

Indice Glicemico

Indice Glicemico

La storia della dietologia degli ultimi 40 anni si è orientata sul calcolo delle calorie. Da alcuni anni si parla di un nuovo parametro: l’indice glicemico (IG).

In parole povere, si tratta della capacità dei cibi di essere facilmente assorbiti, e di stimolare la produzione di insulina da parte del pancreas e la sua immissione in circolo. L’insulina è l’ormone che consente l’ingresso del glucosio all’interno della cellula: tanto maggiore è la presenza di insulina nel sangue tanto più rapido sarà l’assorbimento degli zuccheri da parte della cellule.

Questo fatto, apparentemente positivo, diventa negativo quando ricordiamo che le cellule più di un certo quantitativo di zucchero non riescono a metabolizzarlo. Una parte di Continua a leggere